Zona X

Zona X – Robinson Hart

La copertina dell’ultimo numero di Zona X e di Robinson Hart

Dal 1996 al 1999 compare nella rivista contenitore Zona X la mini-serie di Robinson Hart. Gli albi di Zona X sono nati come uno spin-off di Martin Mystère, nata nel 1992 la rivista inizialmente comprendeva una serie di storie del detective dell’impossibile slegate dalla normale continuity, via via queste sono state affiancate da storie autoconclusive ed in seguito sono state inserite serie autonome. Diventato una serie di albi indipendenti conseguentemente a un calo di lettori Zona X scompare nel 1999 ed è un peccato perché era davvero molto bella.

La serie Robinson Hart parlava di viaggi temporali, con una durata di solo undici episodi per via dei lunghi tempi di produzione le storie sono di ottima fattura ed esplorano molto bene le potenzialità della serie, anzi, la serie finisce bruscamente e nello splendido canto del cigno finale gli autori ci suggeriscono ciò che aveva ancora da dire. Robinson Hart è un ricercatore universitario (mi pare, non vorrei che la mia memoria facesse cilecca) che spedito da un fulmine nero nel medioevo crea il mito di re Artù, viene salvato da degli agenti temporali a cui in seguito si unirà. Come molti personaggi della Bonelli il protagonista riporta le fattezze di un attore noto ovvero Christopher Lambert (in omaggio a Highlander) e la sua spalla è Antoine de Saint-Exupéry, autore de Il Piccolo Principe, storicamente realmente scomparso, nella finzione anche lui preso da un fulmine nero.

Attorno ai fulmini neri si costruisce la trama di questa serie, un “esperimento” compiuto da una razza di umani evoluti nel futuro (gli elfidi) creerà un cronomoto che si propagherà in tutte le epoche e che grazie ai fulmini neri sbalzerà persone da un’epoca ad un’altra, gli agenti temporali dovranno quindi riuscire a portare gli ospiti nelle relative epoche. Delle specie di robot eterni accompagneranno gli agenti in tutte le epoche e controlleranno il flusso temporale tuttavia non potranno spostarsi nel tempo.

Undici numeri sono solo un assaggio di ciò che la serie sarebbe potuta essere, i primi tre numeri servono ad introdurre il personaggio che darà vita ai miti di Artù e Beowulf. I successivi sei numeri trattano del soccorso temporale vero e proprio, dapprima si ha una rivisitazione della sfida all’ok corral, poi un guerriero arabo viene scaraventato nel presente, un altro numero parla della nascita del mito di Quetzalcoatl, in seguito si parla degli zulù, si ha quindi una storia in cui l’intervento di un soccorso temporale non avrebbe dovuto aver luogo (in ambientazione Il nome della rosa) e in ultimo un immancabile creazione di un presente distopico. Non c’è quindi un albo uguale all’altro per contenuti, c’è sempre una certa ricerca storica e le ambientazioni sono sempre diverse.

Gli ultimi due numeri sono poi eccezionali, si parte da Jack lo squartatore per poi arrivare a una donna che colpito da un fulmine il suo organismo reagisce stranamente e continua a balzare in avanti nel tempo, lei e Robinson si innamoreranno ma il loro amore sarà impossibile ed eterno conosceranno entrambi solo le date passate in cui si rivedranno e il primo incontro di Robison con lei sarà l’ultimo di lei e viceversa. In seguito a tutto ciò Robinson andrà nel futuro a discutere del soccorso temporale che a suo giudizio pare ingiusto e a chiedere di fermare l’esperimento che originò il cronomoto. Scoperto che l’esperimento non esiste il cronomoto sarà creato da Robinson stesso per salvare la civiltà degli elfidi che giusti e maggiormente evoluti non meritano di scomparire (e qua una piccola tirata di orecchie poiché nei primi numeri vengono descritti come vagamente maligni). Ancora degli interrogativi rimarranno aperti: il ritrovamente dei genitori, il salvataggio di Antoine de Saint-Exupéry e di altri agenti temporali, la devastazione di Atlantide ad opera di un robot eterno impazzito e ancora altri espedienti che gli autori suggerirono all’epoca e che dimostra come quelli avessero ancora parecchie frecce al proprio arco.

Una serie come poche ed è un vero peccato che sia finita così prematuramente, la differenza di ambienti e storie potevano portarlo dappertutto e rinnovarla sempre.

Scopro ora che hanno pubblicato almeno un altro numero di Robinson Hart dopo Zona X e credo proprio che dovrò leggerlo.

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