arte, fotografia, leggenda, narrativa, videogiochi, webseries

Slender man – una leggenda di internet

Slender man è una pseudoleggenda nata su internet il giorno 8 giugno 2009 sul forum somethingawful dalla mente dell’utenza Victor Surge in un thread aperto per postare false foto paranormali create dagli utenti, Victor Surge come altri utenti postò quindi anche una storia di contorno a corredare le foto che successivamente uscì dai confini del sito creando così la leggenda di Slender man (vi rimando qui per ulteriori informazioni sull’origine). La storia viene in seguito trasposta abbastanza liberamente su vari media (sebbene non sia di dominio pubblico) e ottengono particolare successo la webserie postata su youtube dal canale MarbleHornets e il videogioco Slender: The Eight Pages (quest’ultimo portato alla notorietà da famosi youtuber come PewDiePie e Tobuscus, per l’Italia Favij).

Sebbene nelle trasposizioni possa variare parecchio lo Slender man è solitamente rappresentato come un mostro dalle proporzioni umane dalle lunghe braccia, magro (da qui il nome), senza volto e vestito in giacca e cravatta, è uno stalker e assassino e spesso compare nelle foreste. Il mostro è abbastanza inquietante e piuttosto originale,  a favorirne la diffusione è stata la facile realizzazione del suo costume per apparire in fotografie e video, il suo ambiente di azione principale ovvero il bosco di notte (già pauroso di suo), e l’estrema duttilità del personaggio. In ultimo questo novello babau trasuda modernità, l’aspetto ricalca qualcosa degli uomini in nero (l’assenza di identità, il vestito formale) e ha qualcosa di orientale (soprattutto quando viene rappresentato con i tentacoli in una delle sue varianti più popolari), i suoi scopi ovvero lo stalking e l’assassinio di bambini riflettono le paure largamente fomentate dai mass media e se le leggende urbane ci insegnano qualcosa è che una storia attecchisce tanto quanto attacca le debolezze che la società pensa di avere. Anche le interferenze che provoca ad apparecchiature digitali lo eleggono a mostro moderno, si riallaccia in qualche modo film come The Ring (e si torna quindi al discorso sulle influenze orientali) in cui la tecnologia è mezzo della trasmissione di paura, The Blair Witch Project in cui in tutto il film vanno nei boschi con una telecamera amatoriale, sintomo che i nuovi miti devono fare i conti con le innovazioni tecnologiche e possibilmente trasformarle in mezzo di terrore.

Sono state scritte abbastanza parole sulla nascita di questa leggenda da internet, ma senza dar troppo peso alla cosa si può dire che in fondo è solo un racconto in qualche misura open source, niente di nuovo da Jerry Cornelius e forse Maciste. C’è chi vede nella nascita di questa leggenda una cesura e un ritorno al racconto orale nella misura in cui ognuno aggiungeva un pezzo alla storia, questo in realtà è sempre continuato ad essere: film su Ulisse, Dracula o anche avvenimenti storici come la battaglia delle Termopili hanno poi sempre influenzato le successive versioni e pezzi nuovi e vincenti sono sempre stati mantenuti (si pensi proprio a Dracula che repelle la luce del sole, fatto assente nel romanzo di Bram Stoker o a Sherlock Holmes che mai ha pronunciato “elementare Watson” nei manoscritti di Doyle). Non cambia la sostanza perché non cambiano gli uomini e la voglia di raccontare, rielaborare c’è sempre, non esiste una cesura netta perché le cose non sono mai veramente cambiate, cambia solo il mezzo di comunicazione.

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