Pixar

Ratatouille

Colette uno dei cuochi del film.

Figlio della rinnovata popolarità delle trasmissioni di cucina nel 2007 nasce Ratatouille, film della Pixar di notevole qualità. È la storia di un ratto che, perso nei meandri di Parigi, con l’aiuto di un umano riesce a diventare un grande chef e a salvare la reputazione di un grande ristorante caduto in disgrazia. La storia è assolutamente originale e unica nel suo genere, frutto di un notevole lavoro di documentazione che parte dalla rappresentazione della vita in cucina, in cui è importante l’ordine e la velocità di esecuzione, e arriva alla resa grafica della città di Parigi. A fianco a questa ricerca di realismo non mancano i cliché, sui francesi in primis (ad esempio all’inizio si vede la scena di una coppia che prima si spara e poi si bacia in modo caricaturialmente romantico oppure troviamo una vecchia vestita da soldato francese della prima guerra mondiale con tanto di elmo e gas asfissiante) e sugli americani, con frecciate sul cibo spazzatura, poi. C’è pure qualche strizzata d’occhio al cinema horror con il racconto delle storie terribili sui vari cuochi della cucina oppure con la neutralizzazione dell’ispettore della sanità da un’orda di topi o ancora con la “tragica” caduta della penna del critico che segna un momento topico della storia. L’umorismo permea tutto il film, non solo con le scene comiche di per sè ma anche con la storia stessa, viene palesato più volte di quanto possa essere in realtà schifoso un topo che lavora in cucina eppure grazie alla sospensione di incredulità non possiamo fare a meno di pensare che ciò che preparano sia buonissimo e pare quasi insensato che i cuochi decidano di andarsene quando scoprono chi sia in realtà lo chef o che alla fine il ristorante venga chiuso per motivi sanitari. Il controllo dell’umano da parte del topo ricorda molto i videogiochi (mi viene in mente Surgeon Simulator) o le marionette, gli autori devono essersi divertiti molto a farlo e questo divertimento traspare sulla pellicola. Molto intelligente la resa dei sapori tramite visioni colorate e suoni, la descrizione di un sapore è ardua tramite il mezzo cinematografico ma viene resa efficacemente, per molti versi ricorda Fantasia in cui si tentava di rendere i suoni immagini.  Bellissima la rappresentazione di uno degli antagonisti ovvero il critico, la macchina da scrivere a forma di teschio o la stanza a forma di bara lo dipingono come un essere senza scrupoli, tuttavia quando la ratatouille risveglia in lui i ricordi di infanzia (non a caso, poiché l’olfatto è il senso più legato alla reminescenza) viene svelato il suo vero lato, cioè una fedeltà assoluta al suo lavoro, la riflessione finale sulla critica definisce efficacemente quale sia il ruolo di questi professionisti nei confronti dell’arte in generale. In ultimo c’è da parlare della storia d’amore: le due persone coinvolte non sono di una bellezza convenzionale (ad esempio Colette ha il nasone) ma sono realistiche così come abbastanza realistica è in generale la loro relazione, la scena del bacio è resa in maniera ottimale e forse una delle più riuscite che ho mai visto. Capolavoro.

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