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Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie – Dawn of the Planet of the Apes

Foto di Ltshears.

In un pianeta in cui un virus ha quasi sterminato la razza umana, i pochi sopravvissuti sono costretti a relazionarsi con un gruppo di scimmie che a causa di una serie di avvenimenti occorsi nel film precedente sono diventate intelligenti. La riattivazione di una centrale elettrica nel territorio delle scimmie creerà una serie di tensioni che terminerà in qualche scaramuccia con qualche vittima e a una successiva pace.

Debitore dal primo film di una certa aspettativa il film delude. Gli umani sono totalmente anonimi e fondamentalmente tutti padri di famiglia senza personalità e fatti con lo stampino, i più “cattivi” i più duri di cuore insomma sono destinati a soccombere, il che non ha alcun senso in una società che è composta da sopravvissuti. Le scimmie sebbene possano contare su dei buoni personaggi come Cesare e Koba non brillano troppo nemmeno loro. Koba che ha tutti i motivi per odiare gli umani scade in una tragica banalità del male quando prende il potere: la sua vanità, i suoi trucchi, la repressione della libertà di opinione fanno sfumare quella che sarebbe dovuta essere la logica principe del film: il sopravvissuto ha ragione. Il tutto si risolve invece a tarallucci e vino con qualche esplosione inutile di C4 (perché poi?), con uno spettacolare combattimento su un palazzo che molto probabilmente  non uccide Koba.

Buone le idee di far utilizzare alle scimmie rudimenti della cultura umana tra cui pitture facciali e cavalli, meno credibili le trovate come la presa dell’armeria minimamente sorvegliata in cui due deficienti si fanno ammazzare da una scimmia (da cui sono stati precedentemente minacciati), buoni gli effetti speciali e i combattimenti, in sostanza un film ancora godibile ma che scadrà senza possibilità di recupero in un probabile sequel. Sufficiente.

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Pixar

Ratatouille

Colette uno dei cuochi del film.

Figlio della rinnovata popolarità delle trasmissioni di cucina nel 2007 nasce Ratatouille, film della Pixar di notevole qualità. È la storia di un ratto che, perso nei meandri di Parigi, con l’aiuto di un umano riesce a diventare un grande chef e a salvare la reputazione di un grande ristorante caduto in disgrazia. La storia è assolutamente originale e unica nel suo genere, frutto di un notevole lavoro di documentazione che parte dalla rappresentazione della vita in cucina, in cui è importante l’ordine e la velocità di esecuzione, e arriva alla resa grafica della città di Parigi. A fianco a questa ricerca di realismo non mancano i cliché, sui francesi in primis (ad esempio all’inizio si vede la scena di una coppia che prima si spara e poi si bacia in modo caricaturialmente romantico oppure troviamo una vecchia vestita da soldato francese della prima guerra mondiale con tanto di elmo e gas asfissiante) e sugli americani, con frecciate sul cibo spazzatura, poi. C’è pure qualche strizzata d’occhio al cinema horror con il racconto delle storie terribili sui vari cuochi della cucina oppure con la neutralizzazione dell’ispettore della sanità da un’orda di topi o ancora con la “tragica” caduta della penna del critico che segna un momento topico della storia. L’umorismo permea tutto il film, non solo con le scene comiche di per sè ma anche con la storia stessa, viene palesato più volte di quanto possa essere in realtà schifoso un topo che lavora in cucina eppure grazie alla sospensione di incredulità non possiamo fare a meno di pensare che ciò che preparano sia buonissimo e pare quasi insensato che i cuochi decidano di andarsene quando scoprono chi sia in realtà lo chef o che alla fine il ristorante venga chiuso per motivi sanitari. Il controllo dell’umano da parte del topo ricorda molto i videogiochi (mi viene in mente Surgeon Simulator) o le marionette, gli autori devono essersi divertiti molto a farlo e questo divertimento traspare sulla pellicola. Molto intelligente la resa dei sapori tramite visioni colorate e suoni, la descrizione di un sapore è ardua tramite il mezzo cinematografico ma viene resa efficacemente, per molti versi ricorda Fantasia in cui si tentava di rendere i suoni immagini.  Bellissima la rappresentazione di uno degli antagonisti ovvero il critico, la macchina da scrivere a forma di teschio o la stanza a forma di bara lo dipingono come un essere senza scrupoli, tuttavia quando la ratatouille risveglia in lui i ricordi di infanzia (non a caso, poiché l’olfatto è il senso più legato alla reminescenza) viene svelato il suo vero lato, cioè una fedeltà assoluta al suo lavoro, la riflessione finale sulla critica definisce efficacemente quale sia il ruolo di questi professionisti nei confronti dell’arte in generale. In ultimo c’è da parlare della storia d’amore: le due persone coinvolte non sono di una bellezza convenzionale (ad esempio Colette ha il nasone) ma sono realistiche così come abbastanza realistica è in generale la loro relazione, la scena del bacio è resa in maniera ottimale e forse una delle più riuscite che ho mai visto. Capolavoro.

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Pixar

Brave

La protagonista del film.

Questo film della Pixar ambientato nel medioevo scozzese vede una giovane principessa che non contenta di dover sposare uno dei primigeniti degli altri clan decide di ribellarsi, dopo una serie di vicende tramuterà per errore la madre in orso e dopo essersi comprese l’un l’altra riuscira a tornare normale. Ribelle – The Brave è un film superbo dal punto di vista visivo, solo per la sua capigliatura sono stati necessari millecinquecento riccioli da animare e questa cura nei dettagli è presente in tutto il film, il bosco sembra vero, i personaggi sono caratterizzati molto bene e caricaturiali, le tradizioni scozzesi sono ben presenti in tutto il film e le battute fanno ridere ma c’è qualcosa che non quadra. La storia sembra uscita da uno di quei film degli anni ottanta o novanta in cui madre e figlia erano uno nel corpo dell’altra o quello diventava grande o il padre si trasformava in cane o in pupazzo di neve; mi sembra incredibile che la Pixar che non sbaglia mai un colpo (a parte i vari Cars) abbia tirato fuori una storia così banale per un film fatto così bene. Il più recente Frozen (qui un mio commento sul film) perde sicuramente nei confronti della realizzazione grafica ma tira fuori dal capello una serie di colpi di scena di tutto rispetto, qui invece mi sembrava incredibile che la madre si trasformasse in orso e a quel punto la trama era già tutta telefonata, compreso ovviamente l’ovvio duello finale. Non mi si fraintenda un film godibilissimo ma al di sotto degli standard a cui la Pixar ci ha abituati. Buono scarso.

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cartoni, film d'animazione digitale

Frozen – perché è così bello

Le due protagoniste del film.

Frozen – Il regno di ghiaccio è il cinquantatreesimo classico della Disney, è un film animato al computer liberamente tratto (molto liberamente) dalla fiaba di Andersen La regina delle nevi. La storia tratta di due sorelle, l’una principessa e l’altra regina, di cui una è dotata del potere magico di ghiacciare tutte le cose, una sorta di tocco di re Mida ma più controllabile e altrettanto inutile. Quando questa sorella, la regina, sarà costretta a fuggire additata come mostro l’altra partirà alla sua ricerca per portarla a casa, nel frattempo il regno vivrà un inverno estivo e la principessa rischierà di morire congelata e potrà essere salvata solo dal vero amore. Raccontata in soldoni la trama non ha nulla di innovativo rispetto a qualsiasi altro film della Disney e all’inizio pare proprio così, classica storia d’amore a prima vista, una grande quantità di canzoni (ne ho contate cinque nei primi venti minuti ma in totale sono trentadue), genitori che muoiono in un viaggio in nave ecc. Andando più avanti le cose cominciano a farsi un po’ più interessanti, appare chiaro che il vero amore non era quello a prima vista e che il ragazzo povero ma buono è l’unico che alla fine meriterà di sposare la principessa. Prendendo questo per buono, durante il film, viene da chiedersi come un ragazzo così bello e sincero come il nobile che corteggiava la principessa possa essere messo da parte, a rincarare la dose il nobile parte in soccorso della principessa rivelando la sua bontà d’animo. Finchè, colpo di scena, si rivelerà essere malvagio, cosa stranissima in quanto i malvagi dei film Disney sono “strillati” già dall’aspetto dall’inizio del film. Ma la Disney non si ferma e va oltre, il vero amore che salverà la principessa sarà quello tra le due sorelle non quello tra uomo e donna, d’altra parte viene anche palesato che è la fame di amore della principessa ad averla ingannata, come potrebbe quindi essere sicura che il suo primo amore sia quello definitivo? Non ci sono nozze a coronare la storia ed è meglio così, la ragazza è quindi protagonista della storia e non trova la sua ragione d’essere solo in quanto compagna di un uomo. Superfluo parlare della realizzazione grafica, della resa della neve, della scenografia, del pupazzo di neve che fa da spalla ecc. sono come al solito di grande qualità. Una menzione speciale per la renna che non è un animale parlante ma “parla” lo stesso. Ottimo.

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anime, cartoni, film, film d'animazione digitale

L’universo di Matrix

fotografia di Georges Biard
Monica Bellucci che nella saga interpreta Persephone

Ci sono molte persone che dopo aver apprezzato il primo Matrix hanno giudicato di scarso valore i capitoli successivi delle saga. Come è normale dopo un inizio col botto ulteriori sviluppi non manterranno quell’originalità del primo capitolo e nel confronto ci perderanno, tuttavia Matrix Reloaded non è una copia del primo e porta ancora forti elementi di innovazione. Viene vista Zion, l’unica città vera città umana la cui unica qualità è quella di essere una città reale e in cui gli abitanti vivono una vita misera paragonata a quella dentro Matrix, la rappresentazione di una cultura new age è comunque piuttosto originale rispetto alle solite ultime vestigia di civiltà composte da pezzenti vestiti di stracci dei futuri post-apocalittici che si vedevano nei film degli anni ottanta e novanta. Viene dunque suggerito che la lotta tra umani e macchine in realtà non si potrà mai concludere con l’annichilimento di una delle due parti in quanto ormai il loro rapporto è simbiotico. Oltre a questo il finale aggiunge nuova linfa alla saga, la scoperta che tutto ciò che è successo in precedenza in fin dei conti era solo una naturale catena di eventi che serviva alle macchine per far funzionare il sistema rimette in discussione tutto ciò che è successo nel primo capitolo ovvero se Neo sia davvero il prescelto destinato a sconvolgere le sorti del conflitto oppure sia semplicemente una tappa del normale corso della storia. Borges diceva (più o meno) che dato un tempo infinito e infiniti mutamenti è impossibile non compiere tutte le cose, chiaramente dopo un’infinità di tempo in cui Neo ha sempre preso una stessa decisione era inevitabile che prima o poi scegliesse un’altra opzione. L’ultimo capitolo della saga è forse quello più fiacco ma riesce in qualche modo a concludere le cose, la guerra tra uomini e macchine termina come già detto in precedenza con un compromesso e l’happy ending in realtà è abbastanza amaro, oltre alle morti la terra rimane disastrata e non vede che una remota possibilità a tornare effettivamente abitabile.

Animatrix

A completare la visione dell’universo di Matrix ci sono gli Animatrix ovvero otto piacevoli episodi ad animazione digitale e a cartoni animati che hanno una varietà narrativa, visiva e di temi che rende ogni singolo racconto unico. Impossibile non citare Il secondo rinascimento in cui viene narrata la storia a partire da un prossimo futuro fino agli eventi che hanno portato le macchine al potere, è tutto girato come un falso documentario, gli episodi di violenza nei confronti delle macchine che ricordano stupri ed esecuzioni sommarie hanno un grande impatto e fanno provare compassione per queste. La crisi economica dovuta alla concorrenza delle macchine e la successiva guerra hanno una verosimiglianza che poche volte si sono viste in film distopici. La pazzia umana e la fredda logica delle macchine portano il pianeta ad appassire e alla perdita di ogni speranza. Il film si avvale anche di valide visioni come la morte a cavallo rappresentata come un androide, l’uomo al centro di una ruota da criceto e in ultimo la pietà provata da un programma del computer per un bambino innocente. Il titolo fa riferimento alla fioritura della consapevolezza e della vittoria delle macchine. L’inutile burocrazia suggellata prima di far scoppiare una bomba distruggendo l’ultimo baluardo del mondo libero umano è in fondo una rappresentazione di ciò sarebbe potuto succedere (o che può succedere ancora) in caso di guerre atomiche, un olocausto in cui l’importante è la forma.

L’episodio Beyond racconta di un bug nel programma di matrix che rende una casa “stregata”, qui non funzionano le normali leggi della fisica e tutto il cartone è un bellissimo racconto onirico, ognuno può leggerci quello che vuole l’uscita dall’infanzia, lo scontro del singolo con la dura realtà, la perdita dei sogni ecc. Il sangue suggella la fine del cartone (e il passaggio all’età adulta?).

Altrettanto validi World Record e Matriculated nel primo un campione di corsa riesce a percepire Matrixla riflessione è interessante poiché è vero che gli atleti hanno maggior consapevolezza del proprio corpo nello spazio. Nel secondo si tenta la via della convivenza con le macchine ma con poco successo, l’episodio si avvale di supporti visivi psicadelici che lo rendono interessante. Degli altri animatrix forse ne parlerò più avanti.

La conclusione che traggo da tutto ciò è che questo universo ha avuto molto da dire e che sarebbe stato stupido relegare tutto ad un solo singolo episodio, va detto anche che i fratelli Wachowski hanno negato ogni intenzione di voler continuare la saga in quanto esaurita e questo è indice di grande onestà intellettuale.

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