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Terminator Salvation – perché non funziona

Il quarto capitolo della saga di Terminator tenta di rilanciare la serie con una nuova trilogia ma fallisce miseramente. Diversi aspetti non funzionano o non sono coerenti con gli altri film, la pellicola possiede l’audacia di osare ma questa da sola non è sufficiente e proiettato nella direzione sbagliata si rivela un film piuttosto noioso.

Non è un vero Terminator: i film di questa saga hanno un ritmo serrato che non ti lascia il tempo di respirare, ci vogliono decine di minuti di inseguimenti (epici) e di colpi sparati tra qualche dialogo e l’altro, assente totalmente l’ironia o la comicità che tendono a sdrammatizzare l’azione e a ricordarci di non prendere troppo seriamente questo film. Il quarto capitolo è un film di guerra in cui i personaggi (uno più antipatico dell’altro) si muovono in un universo complicato di cui non si sentiva la necessità: a che pro lo scontro tra il comando centrale e John Connor che ridicolmente conosciuto come il prescelto o l’eletto (ma chi mai potrebbe aver messo in giro la voce se non lui stesso o sua madre?) non viene ascoltato e sfruttato come risorsa?

L’ambiente in cui si muovono non è coerente con la descrizione del futuro fatta nei primi film. Non è un inferno post nucleare in cui le persone vivono in città ridotte in macerie soverchiati dalla potenza delle macchine in cui solo l’arte di arrangiarsi permette agli umani di sopravvivere, è un’ariosa guerra campale combattuta in qualche deserto medio orientale in cui uomini e macchine si incontrano praticamente per caso. Le macchine inoltre si muovono senza alcuna logica, sono stupide, prive di tattica e soffrono di una certa emotività, gli umani d’altro canto sono altrettanto stupidi e sono superstiziosi, arroganti e testardi.Un’inutile (quanto banale) storia d’amore tra uomo e macchina corona il quadro. A sottolineare la meschinità dei personaggi “buoni” nessuno si farà alcuno scrupolo quando il tizio alla fine deciderà di sacrificarsi per John Connor, pure Connor stesso darà la sua approvazione… alla faccia dell’eroe. Un buco della scrittura non da poco considerati i mille sotterfugi che si potevano creare a rendere il sacrificio vagamente necessario (danneggiamento irreparabile, reale possibilità da parte di Skynet di prendere il controllo della macchina ecc.), invece no, guidati dalla superstizione (Connor è l’eletto) pure la bambina non verserà una lacrima per la morte del cyborg. Se la morte di Schwarzenegger nel secondo capitolo lasciava un magone alla fine del film e si sentiva la reale disperazione di John Connor per quella macchina/amico/padre, qui la vita quasi umana di quest’ibrido non sembra avere alcun valore, solo Connor conta, il cristo dell’era atomica.

In sostanza rimane un film pessimo, noiosissimo da guardare (un film di terminator dovrebbe essere un film di serie B di alta classe ma qui è un mal riuscito film serio) che possiede qualche vaga seduzione visiva che però non è sufficiente. Brutto.

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Il bello di Terminator 3 le macchine ribelli

Terminator tre è stato una cocente delusione per i fan dei primi due film, tuttavia non è affatto un film da buttare. Rispetto ai primi due soffre della mancanza della regia di Cameron e del fatto che tenta di riaprire una storia già chiusa ma preso per quello che è il film va avanti spedito dritto al punto senza troppi indugi. Schwarzenegger è ormai vecchio ma con la sospensione di incredulità può ancora reggere il ruolo. Un buon punto a favore del film è la figura di John Connor che privato del suo ruolo di leader della rivolta vive il mondo moderno con disagio, infatti nei primi dieci anni di vita è stato cresciuto dalla madre con l’idea di diventare un futuro leader, perso ciò non ha più un posto dove stare e vive alla giornata. Viene a mancare quasi del tutto la violenza (spesso gratuita) che si vedeva nei primi film ma questa è in generale una svolta che ha avuto tutto il cinema di grande distribuzione dagli anni ottanta ad oggi.

La comicità strizza l’occhio inevitabilmente alla base di fan ed è inevitabilmente più preponderante rispetto alle pellicole precedenti; non è un male: un terzo capitolo che si prende troppo sul serio sarebbe stato troppo noioso. A che pro costruire per l’ennesima volta la stessa scena in cui il terminator ruba i vestiti allo stesso modo? Considerato che in ogni film almeno due personaggi all’inizio sono nudi è facile intuire come il rischio di ripetitività sia elevatissimo, meglio buttarla a ridere (lo strip club è un’ottima trovata) ammiccando agli appassionati della saga. Stesso discorso vale per le famose battute “I’ll be back” (tradotta nel primo film con lo sfortunato “aspetto fuori” perdendo così ogni forza) e “vieni con me se vuoi vivere”, ripetute fino alla nasuea in tutti i capitoli precedenti e successivi che qui vengono riproposte leggermente modificate.

Gli inseguimenti tra camion, le sparatorie ecc. sono sufficentemente presenti e non annoiano ed è un po’ quello che principalmente ci si aspetta dai film di terminator: una macchina inarrestabile senza sentimenti che non riposa che segue qualcuno provocando grandi esplosioni. Il personaggio di Schwarzenegger è più umano, gigioneggia parecchio ma d’altra parte rientra nell’ottica del terzo film, di certo non poteva limitarsi alle pochissime battute del primo film ed è la vera star del film.

Il più importante punto a favore del film rimane la storia ed il finale, gli umani protendono all’autodistruzione e non è che con gli eventi del secondo film abbiano arrestato questo processo, convinti di distruggere Skynet alla fine i protagonisti perdono e si ritrovano a vivere quel futuro che per tanti anni i fan della saga pensavano fosse dissolto. Quando si parla del giorno del giudizio non è più questione di anni ma di ore, la speranza svanisce e si risolleva un minuto dopo ma non è più in un futuro roseo ma in un lungo cammino nella lotta contro le macchine e John Connor trova di nuovo il suo ruolo nel mondo.

Se comunque volete vedere qualcosa di brutto diretto da Cameron vi consiglio di cercare su youtube T2 3-D: Battle Across Time film prodotto per un parco divertimenti (e si vede) in cui il problema principale è che il John Connor del futuro nella guerra contro le macchine è un babbeo che deve essere salvato dal cyborg, nel secondo film era più sveglio!

Quindi in sostanza T3 è un film buono, non un capolavoro ma comunque un film che si può guardare e anche riguardare senza troppi pentimenti.

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film, film d'animazione digitale

Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie – Dawn of the Planet of the Apes

Foto di Ltshears.

In un pianeta in cui un virus ha quasi sterminato la razza umana, i pochi sopravvissuti sono costretti a relazionarsi con un gruppo di scimmie che a causa di una serie di avvenimenti occorsi nel film precedente sono diventate intelligenti. La riattivazione di una centrale elettrica nel territorio delle scimmie creerà una serie di tensioni che terminerà in qualche scaramuccia con qualche vittima e a una successiva pace.

Debitore dal primo film di una certa aspettativa il film delude. Gli umani sono totalmente anonimi e fondamentalmente tutti padri di famiglia senza personalità e fatti con lo stampino, i più “cattivi” i più duri di cuore insomma sono destinati a soccombere, il che non ha alcun senso in una società che è composta da sopravvissuti. Le scimmie sebbene possano contare su dei buoni personaggi come Cesare e Koba non brillano troppo nemmeno loro. Koba che ha tutti i motivi per odiare gli umani scade in una tragica banalità del male quando prende il potere: la sua vanità, i suoi trucchi, la repressione della libertà di opinione fanno sfumare quella che sarebbe dovuta essere la logica principe del film: il sopravvissuto ha ragione. Il tutto si risolve invece a tarallucci e vino con qualche esplosione inutile di C4 (perché poi?), con uno spettacolare combattimento su un palazzo che molto probabilmente  non uccide Koba.

Buone le idee di far utilizzare alle scimmie rudimenti della cultura umana tra cui pitture facciali e cavalli, meno credibili le trovate come la presa dell’armeria minimamente sorvegliata in cui due deficienti si fanno ammazzare da una scimmia (da cui sono stati precedentemente minacciati), buoni gli effetti speciali e i combattimenti, in sostanza un film ancora godibile ma che scadrà senza possibilità di recupero in un probabile sequel. Sufficiente.

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film

Freezer – un piccolo gioiello

foto di Alexey Yushenkov
Yuliya Snigir l’unica attrice donna del film

Freezer è un film canadese del 2014 diretto da Mikael Salomon. La trama non è nulla di particolarmente speciale, un signor nessuno si risveglia in una cella frigo circondato da scatole di alimenti, poco dopo dei gangster russi gli chiedono dove sono i soldi e alla sua riluttanza nel rispondere (hanno preso la persona sbagliata) lo lasceranno al freddo per ammorbidirlo e farlo parlare. Nonostante qualche blando colpo di scena prevedibile (ma non telefonato) e qualche cliché il film è godibilissimo, ottantadue minuti che non annoiano, attori che sanno recitare e personaggi ben caratterizzati fanno funzionare il thriller alla perfezione. Quasi tutto il film si svolge all’interno della cella frigo, gli attori saranno al massimo una decina e quindi è probabile che per il film non abbiano speso troppo, ma quest’opera si basa su delle buone idee, una buona scrittura, una buona recitazione e una buona regia. Non è un capolavoro ma un ottimo film che dimostra come una pellicola può essere fatta con poco se si hanno delle solide basi, nasce spontaneo un paragone con The Divide con cui condivide l’esiguità di location e di attori ma che risulta banale, noioso, pretenzioso, schifoso e senza senso. Freezer ha come scopo l’intrattenimento, che dovrebbe essere il fine primo di ogni film, e ci riesce benissimo. Ottimo.

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film

American Hustle

da wikimedia commons
Jennifer Lawrence interpreta Rosalyn Rosenfeld

American Hustle è un film del 2013 di David O. Russell tratto da una storia vera e narra di un operazione dell’FBI per arrestare il sindaco di una città del New Jersey e altra gente per corruzione. La trama è parecchio complicata e si basa sul fatto che tutti i protagonisti della vicenda in realtà non sono chi in realtà sembrano e che tutti curano i propri interessi. Una buona dose di ironia si intravede in tutto il film ed è necessaria visto la serietà dell’argomento, l’ambientazione è quella degli anni settanta così come le musiche della splendida colonna sonora. A più riprese il film ricorda vagamente Quei bravi ragazzi a partire dalla scena in cui lo sceicco è interrogato da De Niro, la cui entrata in scena mostra l’unico omicidio del film. Gli attori sono molto competenti e di grosso calibro, non avrebbe senso diversamente visto che il film è incentrato quasi esclusivamente sui dialoghi, irriconoscibile Christian Bale che deve interpretare un uomo sovrappeso e pelato (per la parte ha preso 20kg e si è rasato in parte i capelli). Il film è davvero godibile. Buono.

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anime, cartoni, film, film d'animazione digitale

L’universo di Matrix

fotografia di Georges Biard
Monica Bellucci che nella saga interpreta Persephone

Ci sono molte persone che dopo aver apprezzato il primo Matrix hanno giudicato di scarso valore i capitoli successivi delle saga. Come è normale dopo un inizio col botto ulteriori sviluppi non manterranno quell’originalità del primo capitolo e nel confronto ci perderanno, tuttavia Matrix Reloaded non è una copia del primo e porta ancora forti elementi di innovazione. Viene vista Zion, l’unica città vera città umana la cui unica qualità è quella di essere una città reale e in cui gli abitanti vivono una vita misera paragonata a quella dentro Matrix, la rappresentazione di una cultura new age è comunque piuttosto originale rispetto alle solite ultime vestigia di civiltà composte da pezzenti vestiti di stracci dei futuri post-apocalittici che si vedevano nei film degli anni ottanta e novanta. Viene dunque suggerito che la lotta tra umani e macchine in realtà non si potrà mai concludere con l’annichilimento di una delle due parti in quanto ormai il loro rapporto è simbiotico. Oltre a questo il finale aggiunge nuova linfa alla saga, la scoperta che tutto ciò che è successo in precedenza in fin dei conti era solo una naturale catena di eventi che serviva alle macchine per far funzionare il sistema rimette in discussione tutto ciò che è successo nel primo capitolo ovvero se Neo sia davvero il prescelto destinato a sconvolgere le sorti del conflitto oppure sia semplicemente una tappa del normale corso della storia. Borges diceva (più o meno) che dato un tempo infinito e infiniti mutamenti è impossibile non compiere tutte le cose, chiaramente dopo un’infinità di tempo in cui Neo ha sempre preso una stessa decisione era inevitabile che prima o poi scegliesse un’altra opzione. L’ultimo capitolo della saga è forse quello più fiacco ma riesce in qualche modo a concludere le cose, la guerra tra uomini e macchine termina come già detto in precedenza con un compromesso e l’happy ending in realtà è abbastanza amaro, oltre alle morti la terra rimane disastrata e non vede che una remota possibilità a tornare effettivamente abitabile.

Animatrix

A completare la visione dell’universo di Matrix ci sono gli Animatrix ovvero otto piacevoli episodi ad animazione digitale e a cartoni animati che hanno una varietà narrativa, visiva e di temi che rende ogni singolo racconto unico. Impossibile non citare Il secondo rinascimento in cui viene narrata la storia a partire da un prossimo futuro fino agli eventi che hanno portato le macchine al potere, è tutto girato come un falso documentario, gli episodi di violenza nei confronti delle macchine che ricordano stupri ed esecuzioni sommarie hanno un grande impatto e fanno provare compassione per queste. La crisi economica dovuta alla concorrenza delle macchine e la successiva guerra hanno una verosimiglianza che poche volte si sono viste in film distopici. La pazzia umana e la fredda logica delle macchine portano il pianeta ad appassire e alla perdita di ogni speranza. Il film si avvale anche di valide visioni come la morte a cavallo rappresentata come un androide, l’uomo al centro di una ruota da criceto e in ultimo la pietà provata da un programma del computer per un bambino innocente. Il titolo fa riferimento alla fioritura della consapevolezza e della vittoria delle macchine. L’inutile burocrazia suggellata prima di far scoppiare una bomba distruggendo l’ultimo baluardo del mondo libero umano è in fondo una rappresentazione di ciò sarebbe potuto succedere (o che può succedere ancora) in caso di guerre atomiche, un olocausto in cui l’importante è la forma.

L’episodio Beyond racconta di un bug nel programma di matrix che rende una casa “stregata”, qui non funzionano le normali leggi della fisica e tutto il cartone è un bellissimo racconto onirico, ognuno può leggerci quello che vuole l’uscita dall’infanzia, lo scontro del singolo con la dura realtà, la perdita dei sogni ecc. Il sangue suggella la fine del cartone (e il passaggio all’età adulta?).

Altrettanto validi World Record e Matriculated nel primo un campione di corsa riesce a percepire Matrixla riflessione è interessante poiché è vero che gli atleti hanno maggior consapevolezza del proprio corpo nello spazio. Nel secondo si tenta la via della convivenza con le macchine ma con poco successo, l’episodio si avvale di supporti visivi psicadelici che lo rendono interessante. Degli altri animatrix forse ne parlerò più avanti.

La conclusione che traggo da tutto ciò è che questo universo ha avuto molto da dire e che sarebbe stato stupido relegare tutto ad un solo singolo episodio, va detto anche che i fratelli Wachowski hanno negato ogni intenzione di voler continuare la saga in quanto esaurita e questo è indice di grande onestà intellettuale.

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cartoni, film

La collina dei conigli

da wikimedia commons

Nel 1972 Richard Adams pubblica La collina dei conigli, sei anni dopo ne viene tratto un omonimo film e di questo parlerò in questa sede poiché il libro (ahimè) non l’ho letto. Il film parla di un gruppo di conigli guidati da Moscardo che in seguito alla visione di morte avuta dal fratello Quintilio decide di scappare dalla conigliera in cui sono più o meno costretti a vivere. In ricerca di un nuovo posto dove insediarsi passano una serie di vicende drammatiche ma alla fine trovano una collina che decidono di colonizzare, in seguito dovranno rapire delle femmine per avere della prole e faranno guerra con una conigliera là vicino.

Il film è notevole, i disegni ben rappresentano l’ambiente campestre e la natura, allo stesso tempo la storia ci fa vivere in modo oppressivo e soffocante un ambiente così tranquillo come la campagna inglese. Bellissima anche la costruzione di una società di conigli con le loro tradizioni e la loro cultura (come ad esempio il coniglio nero della morte). Ben lontano dall’essere un cartone alla Walt Disney (contiene una certa quantità di violenza e scene forti) La collina dei conigli rimane in ogni caso un’opera di qualità fruibile sicuramente anche dai più piccoli ma magari non proprio piccolissimi. L’opera è originale ed unica nel suo genere. Ottimo.

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film, libri

Willy Wonka e l’inferno

da wikimedia commons
Gene Wilder alias Willy Wonka

Ho visto la prima volta Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (quello del 1971) solo un paio di anni fa ma mi sono subito balzate agli occhi un paio di similitudini con l’inferno dantensco.

Prima di tutto la fabbrica è una fabbrica, non è un luogo confortevole e adatto agli umani, in generale i suoi rumori assordanti, gli odori pungenti, e il suo aspetto scarno ne fanno un luogo triste, quella di Willy Wonka è decorata con fiori posticci e altre pacchianate che ne esaltano ancora di più l’invivibilità. La fabbrica ha anche un fiume di cioccolato che ricorda i fiumi infernali come lo stige, l’acheronte ecc. in più vengono traghettati su questo come Dante lo è stato dall’infernal nocchiere.

I bambini e i relativi parenti sono tutti dei peccatori, sono viziati ed hanno tutti una debolezza, come le anime nei gironi questi subiscono una pena relativa al loro difetto, ovvero un contrappasso. Gli Umpa Lumpa sono deformi e arancioni parlano anche una lingua strana e sono indipendenti, loro sono i demoni. Willy Wonka è il proprietario di questo inferno, sebbene produca prodotti dolciari non ha la minima empatia e fosse per lui i bambini potrebbero fare una fine orribile. Solo chi si è dimostrato puro potrà salvarsi ed accedere al paradiso, non a caso nel finale una capsula con il protagonista vincitore viene sparata in aria e volteggia sopra la città.

Nella versione moderna vengono a mancare parte di questi elementi e per quanto godibile perde un po’ di quella magia e di quella cattiveria che sono presenti in questo film.

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film, libri

Chi la guerra l’ha fatta…

da wikimedia commons

Cos’hanno in comune Full Metal Jacket, Niente di nuovo sul fronte occidentale, Guerra eterna e Fanteria dello spazio? Tutte e quattro sono storie di guerra narrate da chi la guerra l’ha fatta veramente. Full Metal Jacket a differenza degli altri è un film tratto dal libro Nato per uccidere (The Short-Timers) di Gustav Hasford, gli altri tre sono libri (Niente di nuovo sul fronte occidentale di Remarque, Guerra eterna di Haldeman e Fanteria dello spazio di Heinlein) da cui sono stati tratti anche dei film, ma io parlerò di tre libri ed un film perché di questi ho usufruito. Remarque ha partecipato alla prima guerra mondiale, Heinlein alla seconda, Haldeman alla guerra del Vietnam a cui a preso parte anche Hasford. La cosa che mi ha sempre stupito di queste quattro narrazioni è che l’importanza dell’addestramento nella trama è quasi pari a quella della guerra stessa, spesso metà libro o film viene dedicato al racconto di questo. Non importa se il romanzo è realistico come nel caso di Remarque e Hasford o di fantascienza come nel caso di Heinlein e Haldeman, non importa neppure se abbia una chiave di lettura antimilitarista come in Remarque, Haldeman e il film di Kubrick oppure abbia una visione opposta come nel romanzo di Heinlein, non importa neppure se in uno si parli dell’assalto alla baionetta e delle maschere antigas, nell’altro di insettoni, in un terzo di viaggi di milioni di anni e in un altro di mitragliate dall’elicottero e non importano neppure i temi di fondo se in uno si parli di gioventù indottrinata, in un altro di società utopica, in un altro ancora di strage di civili e in un ultimo di tecnologie avanzatissime; il punto fermo rimane l’addestramento. Mi chiedo cosa ci sia di così importante nell’addestramento militare da dover essere marcatamente espresso accanto ai seguenti orrori bellici che i protagonisti hanno vissuto. Si tratta forse del preludio alla condizione successiva? O della prima fase della totale perdita dell’innocenza?

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